Loading...
Interviste

Wędrujący Wiatr – Il vento nero errante dalla Warmia ai Monti Tatra

di Nicola Vitale

In tanti anni di accanito giornalismo musicale, raramente mi sono imbattuto in un gruppo black metal dalla forza evocativa così feroce da riuscire a dipingere, con la potenza struggente di un suono romantico e decadente, i paesaggi che hanno ispirato l’intero concepimento della sua musica. Il senso del vagare è il significato più profondo dell’opera del duo polacco la cui musica attraversa, come un vento errante, le regioni lontane della Warmia e dei monti Tatra, dove vivono rispettivamente W. (chitarrista e bassista) e Razor (batterista, tastierista e cantante). Definire underground i Wędrujący Wiatr equivale a riconoscergli una visibilità superiore rispetto a quella che da soli intendono attribuirsi, essendo caparbiamente ostinati a suonare musica che arrivi a pochi, ai pochi giusti che siano in grado di prendersi il tempo necessario per comprendere e metabolizzare l’intensità emotiva che trabocca dai loro due album, dove racconti folcloristiti, credenze popolari e antichi riti contadini scandiscono il tempo e influenzano il linguaggio di una delle migliori formazioni che attualmente popolano lo sconfinato oceano del black metal autoprodotto.

Wędrujący Wiatr vuol dire “vento errante” in polacco. Come mai avete scelto questo nome e in che modo è connesso alla vostra musica?

W.: “Sin dal principio, ho ritenuto che ci fosse un certo senso del viaggio nella nostra musica, un vagare senza fine guidato da un senso di nostalgia perenne che difficilmente riesco a spiegare a parole. L’immagine di un vagabondo straniero si è manifestata a noi come una figura ammantata e incappucciata che si muoveva attraverso paesaggi silenziosi in cerca dell’ignoto. Come il vento, i vagabondi vagano da un orizzonte all’altro senza fine, a volte portandosi dietro miseria e paura, sempre indesiderati, sempre in esilio. Questo concetto romantico, parzialmente basato sulle fiabe folcloristiche polacche sul vento, è spesso percepito come un’entità malevola e misteriosa. Non c’è alcuna ideologia dietro, ma il vagabondo è un po’ il cardine delle storie che raccontiamo”.

Quindi il folclore polacco è un punto di partenza fondamentale per comprendere la vostra musica?

W.: “Sì, la saggezza del nostro folclore mi influenza moltissimo e direttamente. Questa saggezza primordiale è stata tramandata alle persone di generazione in generazione per far sì che comprendessero il mondo che le circonda e scoprissero l’umanità che si nasconde dietro l’ordine naturale delle cose. Ha funzionato in ogni epoca, ma tra il ventesimo e ventunesimo secolo, a causa dell’industrializzazione e del comunismo si è come dissolta, diventando materiale da museo. Tuttavia, la sua essenza più profonda influenza ancora le persone non solo nelle campagne ma anche nelle città. Alcune persone non si rendono conto di come molte pratiche apparentemente inutili sono rituali magici perpetrati da secoli per pratiche di divinazione e protezione dirette a preservare l’ordine del mondo. Nella tradizione folk del ‘weltanschauung’ (concetto fondamentale nella filosofia ed epistemologia tedesca, non letteralmente traducibile in lingua italiana che esprime un concetto di pura astrazione che può essere restrittivamente tradotto con ‘visione del mondo’, ‘immagine del mondo’ o ‘concezione del mondo’, nda.), infatti, alcuni rituali sono ritenuti necessari, altrimenti – si crede – il mondo finirebbe sottosopra e non sarebbe più lo stesso che conosciamo. Certe cose, a mio avviso, andrebbero preservate a livello di subconscio. Tuttavia, alcuni elementi folcloristici tradizionali resistono e vengono praticati a in molte aree rurali, in molti costumi e tradizioni e resistono nonostante l’era digitale e tutta questa merda”.

R: “Nel mio caso, il folclore polacco ha cominciato ad avere un peso qualche anno fa. Prima non prestavo molta attenzione ad alcune situazioni, ma al momento giusto è cambiato tutto. Attualmente, ha una grossa influenza su di me”.

Alcune leggende tipiche della vostra terra sono state d’ispirazione per alcune vostre canzoni. Quali, in particolare?

W.: “Na Łańskam Jyziorze è basata su una favola originaria della Warmia (regione polacca compresa tra la Pomerania e la Masuria, nda.) e narra di un pescatore e la sua amata, una rusałka (uno spirito dell’acqua benevolo o malevolo nei confronti degli uomini e specialmente dei giovani, a seconda del racconto, nda.). Questa rusałka, nei panni di una fanciulla di nome Lilia, s’innamora di un pescatore che la incontra mentre danza intorno al fuoco rituale su di un’isola. Lei promette di sposarlo qualora egli tornasse a trovarla sull’isola nella notte più corta dell’anno (la notte di San Giovanni, notte di Kupała o Palinocka in Polonia, nda.). Ci riesce, e, portandola con sé, si sistemano in una capanna isolata, insieme alla madre scontrosa del pescatore. Presto Lilia dà alla luce una figlia, Lalka, che ha letteralmente il potere di piangere perle, che l’avida madre del pescatore sfrutterà per diventare ricca. Dopo aver messo da parte molte ricchezze (trattando male la nipote facendola piangere continuamente) si trasferisce in un’altra casa cominciando a pensare a come sbarazzarsi della nuora, che disprezza profondamente. Per riuscirci, finge di ammalarsi di un male curabile con delle erbe che crescono soltanto sull’isola natale di Lilia, la quale teme che non riuscirebbe più a tornare dal suo amato qualora ritornasse sull’isola natale, ma per amore di suo marito accetta di di intraprendere il viaggio. Sfortunatamente, durante il viaggio viene sorpresa da una tempesta che li separerà per sempre. In seguito a questa disgrazia, la figlia di Lilia, Lalka, si immerge nel lago in preda alla disperazione, desiderosa di ritrovare sua madre, ma viene trasformata in un’isola, che ha preso in seguito il suo nome, Lalka. Tutto questo, presumibilmente, è avvenuto su un lago realmente esistente – Łańskie – a circa 30 km da dove vivo”.

R: “U stóp śniącego króla Tatr, invece, è basata su una leggenda che proviene direttamente dai piedi delle montagne di Tatra e parla dell’esercito dormiente che si dice sia nascosto all’interno di una delle caverne vicino al monte Giewont, o nella grotta chiamata Pisana. L’armata dovrebbe svegliarsi nel caso in cui la situazione in tutto il mondo diventasse molto pericolosa, ma, a mio parere, dovrebbe essersi già svegliata da un pezzo. Anche se guardi da un angolo retto, la montagna di Giewont ha una sagoma di un uomo addormentato – ecco perché chiamiamo quel picco ‘cavaliere addormentato'”.

Il profilo del cavaliere addormentato sulla montagna innevata del Giewont

In che modo i laghi,i monti e i boschi polacchi hanno dato vita alle atmosfere della vostra musica?

W .: “La Warmia mi ha cullato e cresciuto, e questa è la mia patria. Non riesco ad immaginare di vivere in nessun altro posto, anche se ci sono molti posti in giro per la Polonia oltre a quello che mi affascina. Tuttavia, questo piccolo pezzo di terra nel nord sembra mio, dentro e fuori, e quei laghi e boschi erano viste che vedevo fin dalla mia prima infanzia, quindi per me sono una specie di terreno naturale. Altri posti, non importa quanto belli, mi sembreranno sempre alieni”.

R: “Sto vivendo nel sud della Polonia, vicino alle montagne. Per quanto possa ricordare, le montagne mi hanno sempre affascinato e ho cercato di visitare quelle di Tatra tutte le volte che ho potuto. Può sembrare un piacere sadomasochistico, perché a qualcuno le montagne alte possono suscitare pura paura, ma sulla cima del picco ti rendi conto di quanto sei piccolo rispetto all’universo”.

I Monti Tatra, che sorgono in Europa orientale all’interno della catena dei Carpazi, rappresentano un confine naturale tra la Slovacchia e la Polonia.

Parlateci di come è nato il vostro secondo album, O Turniach, Jeziorach I NocnychSzlakach.

W .: “In maniera molto naturale, abbiamo discusso le idee per il nuovo album e nel tempo è nato il concept. Poi ci abbiamo lavorato. È stato tutto molto veloce ed è andato tutto abbastanza liscio”.

Avete cambiato qualcosa stavolta rispetto alle registrazioni del vostro primo album Tam, Gdzie Miesiąc Opłakuje Świt?

W .: “Più che altro sono state apportate alcune modifiche durante la preparazione del lavoro che sta alla base del nostro terzo album, sono ancora in corso mentre parliamo. Diciamo che modificheremo alcune cose tecniche e adotteremo un diverso approccio alla composizione della musica e alla preparazione del tema generale dell’album. Un naturale passo in avanti più che una rivoluzione”.

R: ” Apporteremo sicuramente alcune modifiche, principalmente al suono generale. Ci sono due ragioni per questo; in primo luogo alcuni problemi tecnici, che possono passare inosservati ai più, ma che per me sono inaccettabili. Oltre a questo, sentiamo anche la necessità di andare avanti. Non vogliamo ripeterci con gli stessi temi, anche se ci interessa davvero mantenere lo spirito e il sound dei Wędrujący Wiatr. Sarà il compito più difficile da portare a termine, ma crediamo davvero che possiamo farlo”.

So che il concept dietro O Turniach, Jeziorach I Nocnych Szlakach è un po’ controverso, puoi chiarirci la vicenda?

W.: “Sì, è stato praticamente frainteso. Ogni tanto leggiamo di persone che ci etichettano come se fossimo una sorta di ‘mountain black metal’ e persino i nostri compatrioti non riescono a vedere che noi due non siamo entrambi di Tatra! L’idea di questo album era di ‘collegare’ due regioni lontane e diverse tra loro, Tatra e Warmia, con l’immagine di un vento vagabondo che soffia tra di loro. Questo è il motivo per cui ci sono tracce dedicate alle leggende regionali, è per questo che abbiamo scelto questo titolo, è così che sono nati i testi. Ma da quello che abbiamo visto la gente per lo più non è riuscita a capirlo, forse non lo abbiamo chiarito abbastanza o, semplicemente, non ha importanza per gli ascoltatori. In ogni caso, nessun problema per noi, ma sentiamo che dovrebbe essere dichiarato chiaramente che non abbiamo mai voluto etichettarci come una band che parla solo di montagne, non lo siamo mai stati e non lo saremo mai”.

L’artwork che raffigura le vostre montgne, tuttavia, esprime benissimo la forza evocativa della vostra musica…

R: “In effetti, è un aspetto importante. Le copertine dei nostri album sono realizzate in uno stile piuttosto grezzo, ma è così che devono essere secondo me. Nel caso del primo album abbiamo usato solo le nostre foto, mentre per il secondo album abbiamo anche preparato alcuni disegni di un mio amico e una foto di xilografia del libro di Melchior Wańkowicz, Na tropach Smętka (Seguendo il sentiero di Smęteks, un reportage d’autore incentrato su un viaggio nella Prussia orientale negli anni ’30, nda). Personalmente non sono un fan del layout plastico e pulito in questo tipo di arte”.

Come nasce una canzone dei Wędrujący Wiatr? Come componete se vivete così lontano?

W .: “Dato che viviamo lontano l’uno dall’altro, il processo creativo è alquanto complicato. Ci scambiamo le idee su Internet, quindi creiamo una sorta di “scenario” per l’album. Successivamente, registro alcune parti di chitarra come demo e discutiamo se la direzione è quella giusta. Batterie e tastiere vengono aggiunte da Razor se siamo già soddisfatti delle chitarre e questo processo viene ripetuto fino a quando la traccia non viene costruita. Alcune parti vengono riscritte, alcune sovrascritte, altre modificate e altre scartate, quindi tutto si adatta. Il concept lirico viene realizzato, nel frattempo, sulla base delle idee che abbiamo concordato sin dall’inizio e poco dopo vengono scritti i testi veri e propri. Stiamo spesso a vedere dove ci porta la musica, partendo da zero e costruendo poi il tutto sulla base iniziale della traccia. Tutto questo procedimento, probabilmente, sarebbe più fluido e veloce se potessimo semplicemente incontrarci e fare le cose insieme. Ma in questo modo entrambi abbiamo anche una certa diversa prospettiva e siamo in grado di respirare aria fresca nel processo. Tuttavia, per un possibile terzo album abbiamo modificato un po’ tutto e ora stiamo iniziando ad elaborare un tema lirico completo su cui verrà costruita la musica”.

R: “È una lunga storia, ma posso dire che l’idea di creare un progetto musicale come Wędrujący Wiatr mi ha ossessionato molto, quando vagabondavo, un autunno, sulle montagne. Gli inizi sono stati difficili perché ho dovuto trovare un chitarrista, quindi ho presentato la mia idea a tre persone diverse e ho realizzato qualcosa come un “Atmospheric Black Metal X-Factor” (ride, nda). Sembra esilarante, sì, ma ora penso che sia stata una buona decisione. Solo W. ha chiaramente compreso il mio piano e quando ho sentito l’unico riff che lui conoscesse, sapevo che avremmo collaborato a lungo. Poi ho iniziato a lavorare su suoni, batteria, tastiere e tutto il resto. Il nostro processo di registrazione può sembrare strano ma funziona bene per noi”.

Possiamo dire che la Polonia sia oggi per il black metal ciò che la Norvegia rappresentava venti, trenta anni fa?

W .: “La Norvegia ha già vissuto la sua età dell’oro, così come anche la Polonia ma è stato negli anni ’90. Oggi il black metal polacco non c’è più: tutto lo spirito originario è sparito e la maggior parte delle grandi band sono morte da tempo. Penso che sia meglio così, almeno non si sono trasformati in un’auto-parodia come nel caso della scena norvegese contemporanea. Penso che Ulver e Burzum siano gli unici progetti che hanno superato la prova del tempo e hanno dimostrato che la loro idea ha basi solide, a prescindere dalla forma. Forse potrei anche aggiungere i Darkthrone a quei due. Il resto è diventato uno scherzo”.

R: “Non posso essere d’accordo con W. su come le band black metal norvegesi siano uno scherzo, forse perché sono un grande fan del black metal norvegese degli anni ’90. Anche ora ci sono band che di ottimo livello, prendi ad esempio l’ultimo album dei Knokkelklang. Oltre a questo mi piacciono molto i Vemod (fate un nuovo album, per favore!), Mare, Hinsidig – stupefacente, semplice come una demo del cazzo, Min Kniv, Selvhat, purtroppo non più attivi, e molti altri. Ovviamente non menziono nemmeno gruppi di culto come Burzum. Nel caso del black metal con produzioni moderne ci sono solo poche band che mi facciano sentire davvero bene. Preferisco le vecchie versioni di gruppi come Agalirept, Fullmoon ecc…”.

Immagino che non apprezziate particolarmente nemmeno l’odierna scena polacca?

W .: “Preferiamo la vecchia, perché in realtà aveva una spina dorsale, personaggi di spessore e veri ideali, oltre alla musica stessa che era di gran lunga superiore, nonostante mancassero spesso l’abilità e i mezzi, infatti, era comunque eccellente. La nuova scena potrebbe essere incensata parlando di tecnica, ma manca completamente di qualsiasi idea, di personaggi profondi, e troppo spesso mostra un atteggiamento ‘rock and roll’ a cui l’originale black metal si è ribellato. Inoltre la maggior parte di loro si va sul sicuro con temi satanici o occulti che sono ormai noiosi. Ci sono alcune nuove band che mantengono quel vecchio spirito, altre sono semplicemente buone, e basta”.

Come vi spiegate, allora, la nascita di questa nuova ondata di black metal in tutto il mondo?

W .: “C’è davvero una nuova ondata di black metal? C’è solo un diluvio di progetti ‘da camera da letto’ senza spina dorsale o di gruppi prodotti in serie che sembrano uguali. È una tendenza temporanea”.

R: “Beh, non vedo alcun aumento della scena black metal. Penso che abbiamo la situazione opposta, un flusso enorme di gruppi che suonano allo stesso modo, specialmente parlando del genere ‘depressive’ e ‘atmospheric black metal’, senza idee, senza spirito. Ovviamente ci sono delle eccezioni ma davvero rare. Veramente”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *