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Interviste

KORPIKLAANI – Ferro, Alcol e Rock ‘n’ Roll

di Marco Liazza

Tra le tante realtà musicali che sono riuscite a emergere dalla Finlandia e ad acquisire uno status di rilievo nel panorama metallico mondiale, certamente spicca il nome dei Korpiklaani. Questo gruppo di personaggi così folcloristici, gente che canta di alcol, sciamanesimo e cose-a-caso, risulta indubbiamente tra gli esponenti di spicco della scena musicale finnica e sicuramente si può annoverare tra coloro i quali concorrono all’esportazione del nome e della cultura locale nel resto del mondo. Certo, questi signorini ci hanno abituati alla loro “Vodka” ma, tra una bevuta e l’altra, condividono anche insegnamenti più elevati. Proprio della loro cultura, ho avuto il piacere di parlare con Jarkko Aaltonen, bassista della formazione, all’alba dell’uscita del decimo album della band. Eccoci, dunque, a discutere di lingue, alcol e sciamanesimo con gli esponenti più mainstream della cultura finlandese nel mondo: i Korpiklaani!

Iniziamo dal finlandese: cantare nella propria lingua madre è un elemento chiave nel folk metal e i Korpiklaani non fanno eccezione. Come ti senti al riguardo?

Penso che la maggior parte delle band dovrebbe almeno una volta provare a esprimersi nella propria lingua madre. Il punto è che il cantante può sfruttare una sua connessione emotiva personale con le parole. Il pubblico reagirà naturalmente a quei sentimenti che sono universali (gioia, tristezza, disperazione etc.) e ciò può succedere anche se non sanno di cosa canta la band. Penso che le canzoni cantate nella propria lingua consentano al cantante di esprimersi con maggiore profondità.

I vostri album però non hanno sempre incluso canzone in finlandese; “Karkelo” (2009) è stato l’ultimo album a includere una traccia unicamente in inglese “Bring Us Pints Of Beer” mentre “Manala” 2012 aveva un secondo disco interamente dedicato alla scaletta in versione inglese. Ora tutte le vostre uscite più recenti – compresa “Kulkija” – comprendono principalmente canzoni in finnico: come mai avete scelto di focalizzarvi sulla vostra lingua madre?

Si adegua meglio al profilo e al sound della band. In più, l’autore dei nostri testi – Tuomas Keskimäki – ha fatto un lavoro davvero magico! Il finlandese che usa è davvero molto complesso da tradurre, anche perché scrive in maniera poetica e utilizza molte parole antiche nei suoi testi.

Siete piuttosto ben conosciuti in tutto il mondo e un gran numero di persone si trova ad aver a che fare col finlandese – una lingua totalmente diversa rispetto all’inglese, allo spagnolo, al francese, al tedesco o all’italiano. Fingiamo che sei un insegnante di lingue e che vuoi insegnare la Suomen kieli a un non-finlandese e vuoi sfruttare le vostre canzoni: quali utilizzeresti?

Io proporrei “Rauta” [“Ferro”, ndR]. Non è eccessivamente veloce ed è abbastanza semplice imparare la pronuncia da quella canzone. Anche il testo è interessante – si tratta di una magia sulla nascita del ferro – e le parole non sono troppo complesse in questo caso.

Ritorniamo un attimo a “Kulkija”. Come descriveresti questo nuovo album?

Sorprendente, fresco e intuitivo? In generale ne siamo piuttosto soddisfatti. Quando l’abbiamo registrato era come se stesse avvenendo una magia, come se fossimo nel posto giusto al momento giusto e stessimo lavorando con le persone giuste. Si tratta di un passo in avanti verso un livello successivo, per noi.

Se potessi fare una pubblicità divertente per far sapere alla gente di “Kulkija” cosa includerebbe?

Un giovane ragazzo che prova a portarsi a letto qualcuno. (“Henkselipoika”)

Quando ripensi a questo nuovo album ti viene in mente qualcosa di particolare? È successo nulla di divertente in studio mentre registravate?

Succedono sempre cose inaspettate e divertenti quando lavori con quella gente ma penso che gli scherzo più divertenti siano sempre connessi al momento e al posto e al background delle persone coinvolte. Per questo credo che queste battute siano difficili da spiegare successivamente. Insomma, è meglio lasciarle riposare in pace. [sorride, ndR]

Alcol – alcol – alcol: si tratta di qualcosa di molto comune – voglio dire, almeno per i finlandesi. Parliamone un po’! Come descriveresti la vostra relazione con l’alcol?

I finlandesi hanno una tradizione di lunga data con l’alcol e la nostra relazione con questo è molto aperta ma anche rigida; principalmente i finlandesi non ne bevono solo per sentirsi alticci o per gustarlo ma direttamente per ubriacarsi. Si tratta di una cosa socialmente accettata. In più, anche nella mitologia finnica la connessione con l’alcol è ben presente. Per esempio, durante la celebrazione della notte di mezza estate, un rituale importante è quello di bere la “ukon malja” (una coppa di idromele in onore della principale divinità finlandese). Si tratta di un rituale importante che assicura alla società cibo e fertilità e che non potrebbe avvenire senza l’alcol. Vedi? L’alcol è molto radicato all’interno della tradizione finlandese.

E come influenza la musica dei Korpiklaani? Insomma, avete canzoni come “Vodka”, “Beer Beer” e “Happy Little Boozer”, dei cazzo di inni all’alcol!

Penso che giochi un ruolo importante all’interno della band e della sua musica. Oggigiorno quando i tour sono lunghi e dobbiamo dare al pubblico il massimo ogni sera, però, non beviamo così tanto ma possiamo ugualmente dire di esserne degli amici sinceri.

Che diresti a un non-finlandese se dovessi spiegargli qual è il vostro miglior alcolico?

Allora, io sono appassionato di birre e il “Pyynikin Panimo” in Finlandia ne fa di veramente buone. Tra l’altro, loro producono la nostra “Korpiklaani Kalja” ed è sorprendentemente buona – e non volevo nemmeno farle pubblicità. Ci scherzavamo su dicendo che è una birra che si potrebbe bere anche solo per il sapore. È facile da bere, tipo una birra gustosa ma comunque dotata di un certo carattere.

Okay, ora fingiamo che i Korpiklaani non siano una band ma lo staff del miglior pub finlandese e che serviate solo il meglio dell’alcol autoctono. Cosa proporreste da bere a un cliente straniero se vi chiedesse di bere “come un finlandese”?

La koskenkorva è un alcolico decisamente “finlandese”. Se la vuoi più dolce, poi, puoi chiedere la “salmiakkikossu”, che è una versione della stessa bevanda al sapore di liquirizia salata.

Quali gruppi influenzano maggiormente i Korpiklaani, quando si parla di band finlandesi? Qualcosa di old fashioned, magari, tipo gruppi rock ‘n’ roll o di musica iskelmä? E musicisti folk: qualche nome in particolare?

Penso che gruppi finlandesi tipo Peer Günt  e gli Hanoi Rocks abbiano aperto gli occhi (e le orecchie) a molti adolescenti per quanto riguarda il rock n roll in Finlandia negli anni 80. In più, tra di noi c’è un fan sfegatato dei Popeda. Topi Sorsakoski è un classico che ascoltiamo spesso nel backstage dopo gli show e che ha creato situazioni divertenti con altri gruppi finlandesi. Quando parliamo di musicisti folk, invece, ci piacciono cose tipo Mari Boine, Sari Kaasinen, Kimmo Pohjanen, Hedningarna, Värttinä etc.

La band è nata col nome Shaman e poi si è evoluta nei Korpiklaani. Cosa caratterizzava l’anima della band, in quei giorni? E quanto di quello spirito continua a vivere nella formazione odierna?

Né gli Shaman né i Korpiklaani esisterebbero senza il nostro primo motore, Jonne. Io percepisco un enorme talento, un enorme potere in quella giovane personalità e quella straordinaria persona che stava dietro ai nostri primi lavori. Insomma … Non penso sia cambiato molto nel corso degli anni.

Che relazione avete con lo sciamanesimo? E con la tradizione sciamanica Sámi? Potresti a spiegare a quei lettori che non hanno idea di chi siano i Sámi cos’è lo sciamanesimo, chi sono i Sámi e come sono collegati alla popolazione finlandese?

I Sámi sono una popolazione indigena che vive nelle parti più a nord di Finlandia, Svezia, Norvegia e Russia. Il loro principale sostentamento deriva dall’allevamento delle renne e hanno preservato lo sciamanesimo come visione del mondo. Da giovane, Jonne viveva in Lapponia ed era sposato con una ragazza Sámi ed è diventato parte di quella famiglia. Ha imparato lo yoik mentre allevava renne con i Sámi. Tuomas studia lo sciamanesimo dalla maggior parte della sua vita e ha viaggiato in Siberia per impararlo dalle popolazioni autoctone. Collabora ancora con molti artisti di culture indigene dell’area artica. Molte di queste, come Sámi, Khanty e Nenets sono linguisticamente imparentate con noi finlandesi. Le nostre lingue ormai non sono più mutualmente intelligibili ma le nostre mitologie mantengono ancora sorprendentemente molti punti di contatto.

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