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Recensioni

FERONIA – Anima Era (Andromeda Relix)

La Grande Madre è un’antica ossessione dell’uomo, un culto ancestrale che ha scandito le ere del mondo sin dall’alba dei tempi, e da sempre, che sia l’arte rupestre o la musica rock a trarne vantaggio, dà un sapore mistico alle nostre creazioni. Questa volta sono i Feronia a rinfoltirne il culto, affrontando, con un hard rock moderno e progressivo, alcune tematiche importanti. Stando ad un’esauriente spiegazione di Elena Lippe, voce e autrice dei testi, “I Feronia sono poesia, arte, ecologia, psicologia, consapevolezza, ricerca spirituale, gender studies, impegno etico e politico. L’Arte, la Musica, rappresentano potentissimi strumenti di consapevolezza, catarsi, guarigione. Attraverso la musica si possono esprimere sentimenti profondi e complessi, la Luce e l’Ombra dell’animo umano”, e ancora “le liriche dei brani si ispirano a una visione ecologica che sceglie di vedere l’essere umano come parte di un delicato ecosistema di cui tutti siamo chiamati a prenderci cura. Una visione che intende il nostro Pianeta Terra come Grande Madre che ci genera e ci sostiene e che possiamo nel nostro piccolo, nonostante tutte le contraddizioni della vita di ogni giorno, scegliere di custodire”. La complessità tematica, che non approfondiamo in questa sede, è ben rappresentata dalle trame strumentali del disco: il riffing articolato, il suono ‘scuro’, compresso e ribassato delle chitarre conferisce un timbro claustrofobico ad alcuni brani (Priestess of the Ancient New, ad esempio, o Garden of Sweet Delights) che spesso si aprono in ritornelli dal sapore moderno, su cui la voce della Lippe, limpida e pulita, svetta con un tono altisonante e declamatorio. L’esempio emblematico è quello di Humanist, che, per oltre 7 minuti, descrive le sue coordinate con atmosfere distopiche e un andamento progressivo, che rende onore al cantato, a tratti recitato e sofferto, della Lippe. Se Free Flight ricorda le ultime creazioni degli Iron Maiden (quelle di A Matter of Life and Death su tutti, per atmosfere e melodie vocali), Innocence ci regala un arrangiamento ancora più progressivo dai suoni sempre più cristallini, in linea con l’hard rock/heavy metal di metà anni 2000, quando, prima ancora del copioso revival ‘classic rock’ che ha investito molti gruppi contemporanei, tantissime band si rifacevano al suono che oggi accompagna la filosofia musicale dei Feronia. Depht of Self Delusion e Exile sono tra i momenti più coinvolgenti e ben realizzati, con il loro incedere ‘galoppante’ sostenuto da una sezione ritmica solida e chitarre soliste fluide e aggressive, ma sono le voci e i cori, davvero ben articolati, il punto forte di tutto il lavoro (colpiscono particolarmente gli incantevoli intrecci vocali di Priestess of the Ancient New). Anima Era è un ottimo inizio per il gruppo torinese, che ci auguriamo riesca a trovare una personalità più spiccata e un sound ancora più riconoscibile con il prossimo album, conservando il pathos e la grinta espresse dalla voce della cantante, che ci faccia pensare, al primo accordo “ecco, questi sono i Feronia!”. Per ora, rendiamo grazie alla Grande Madre, e speriamo di approfondire presto il concept di Anima Era in una bella intervista.

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