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Interviste

BELPHEGOR, alla ricerca di ossa umane

Quando vedo che lo show coinvolge tutta la folla facendola strillare mentre glorifica Lucifero con noi, io vengo!”.

Direi che non c’è modo migliore di cominciare la chiacchierata con Helmut dei Belphegor. Helmut il truce, così come appare nei booklet dei dischi dei Belphegor, è in realtà un conversatore amabile ed entusiasta. Dopo venticinque anni e undici album la sua foga di pubblicare dischi e suonare dal vivo non accenna a diminuire, e così, dopo centinaia di concerti dal sapore ‘ritualistico’ in giro per il mondo (portandosi sempre dietro un po’ della sua collezione di ossa umane ed animali, come scoprirete), si è fermato a registrare il nuovo Totenritual. Il concept del nuovo lavoro ci viene spiegato nell’intervista con l’entusiasmo di un artista al debutto, ed è questo il segreto di Helmut che ancora oggi non sembra stanco di suonare la stessa, identica musica degli esordi con i medesimi contenuti. Insomma, il suo è ormai un marchio di fabbrica, ma non dimentichiamo che ogni parto dei Belphegor è pensato, desiderato e voluto come se fosse un’opera definitiva, e arriva dopo studi e collaborazioni impensabili. Questa volta, c’entra uno sciamano norvegese, esperto di arti magiche, che vive isolato dal mondo in chissà quale posto sperduto. A questo punto, diamo la parola ad Helmut il terribile, che tra rituali della capra, Niccolò Paganini, riti pagani dell’Italia antica, piramidi e templi ci racconta Totenritual!

Che significa Totenritual?

“Il concept dei rituali, le atmosfere ritualistiche delle nostre performance dal vivo, così come il tema dei morti, sono ciò che rende speciale questo disco. La vita è una danza intorno alla morte, un rituale di morte, e quindi ci è sembrato un titolo adatto all’album. Il nostro punto di forza è quello di essere riusciti a ricreare la più brutale creatura heavy metal esistente, missione cui ci siamo consacrati tempo fa. Le batterie sono tecniche con scariche di break, fills e cambi di tempo. Il basso è un panzer e le quattro chitarre ritmiche che abbiamo registrato sono aggressive ed hanno un timbro demoniaco, mentre la mia performance vocale è la migliore e più variegata che abbia mai realizzato. Utilizzo il growl, lo screaming, il parlato… Sono orgoglioso di questo disco. Con tutto ciò che c’è lì dentro abbiamo superato ogni limite raggiunto in passato”..

Quali sono le convinzioni filosofiche e religiose che hanno accompagnato la gestazione del disco?

“C’è tanta merda a questo mondo, e questa è una fertile fonte d’ispirazione, in ogni momento, per l’arte e la musica. Il sesso magico e l’auto-creazione dell’uomo sono sempre i temi principali per i Belphegor, ed è così anche sul nuovo album, forse oggi in modo più sottile, non più sparato in faccia come una volta. Non puoi dividere il sesso e il male, non funziona. Diaboli Virtus in Lumbar Est, il titolo di una canzone di Lucifer Incestus (2003), è un po’ la summa di tutto ciò. Si tratta di un brocardo latino che sta per “il potere del diavolo sta nelle sue anche”. Lavoro spesso con altri artisti per cercare di rendere il mio lavoro sempre fresco ed attuale. Questa volta ho collaborato con uno sciamano norvegese, un vero vichingo, biondo con gli occhi azzurri, che si chiama Mr. Espen Dyngen e vive sulle montagne da solo. È un vero nichilista e dorme in una tenda. Abbiamo lavorato a lungo insieme sui versi delle canzoni, ed è stato bellissimo avere un pensatore così libero in mezzo a noi. Ci ha ispirati tantissimo”.

E dicosa parlano le canzoni, nello specifico?

“The Devil’s Son tratta della storia del violinista italiano Niccolò Paganini, scritta dal suo punto di vista. Aveva una pelle pallida e vestiva sempre di nero. Il suo virtuosismo, la sua tenica diabolica e perfetta e il suo aspetto, con gli arti lunghi, le dita agili e le articolazioni pronunciate, hanno fatto credere al pubblico che avesse stipulato un patto col diavolo. La canzone è brutale ma ci sono anche delle influenze classiche. Apohpis – Black Dragon, invece,  è il dio dell’oscurità e del caos, il drago nero indistruttibile. Assume sempre la forma di un drago o di un serpente. Se guardi fisso nei suoi occhi, morirai. Si tratta del più antico nemico del dio egizio del sole, Ra, nato dalla saliva della dea Neth. Sono stato in vacanza in Egitto per ben tre volte tra il 2005 e il 2010, ed ho avuto la possibilità di visitare tante cose, come la piramide di Giza, ci sono stato dentro, è qualcosa di magnifico, e sono stato sull cima della piramide del sole in Messico due volte, in questi posti ci devi andare più di una volta. Poi sono stato nella valle dei re, il tempio di Karnak, il museo del Cairo dove ho visto la mummia di Tutankhamun e la su maschera di morte d’oro, e tante altre cose, quindi so di cosa parlo…”

E poi c’è Baphometh!

“Baphomet è il rituale sabbatico della capra, una divinità androgina dal potere assouto. Il Dio caprino che ci domina! Parla della dualità della vita. Uomo – donna. Morte – Vita. Fuoco – acqua. Uomo – demone. Coagula – solve. Parla anche della disciplina, la libertà e la volontà di camminare da soli, senza lasciare che nessuno decida come debba svolgersi la nostra vita. È pura essenza e purezza della solitudine, quando due diventano una cosa sola, tutto è silente”.

I vostri titoli sono sempre assurdi ed enigmatici, prendiamo ad esempio Swinefever – Regent of Pigs, a che si riferisce?

“Swinefever – Regent of Pigs rappresenta la pura blasfemia. Prendiamo in giro la chiesa e lo Sprito Santo con quella che è probabilmente la canzone più brutale del nuovo album. Credo che parli da sola”.

Embracing a Star, invece, è la traccia più sperimentale di tutto il disco. Ce ne parli?

“Sì, musicalmente è forse la traccia più sperimentale di Totenritual, sono veramente orgoglioso di questa composizione. Pura magia. Abbiamo provato nuove cose ed incorporato nuovi elementi, come chitare acustiche e cori di monaci. Puoi sentire delle atmosfere tipicamente cerimoniali per tutta la durata del disco, il testo è diverso da quello delle altre canzoni. I vecchi manoscritti magici e il lavoro di Crowley sono stati una parte importante per essi: sesso, magia e auto-creazione, come dicevo, celebrano l’estasi interiore e il potere che deriva dal piacere sessuale. Ogni atto sessuale non è destinato alla creazione di una nuova vita e questo e questo è un insulto alla vita per l’idea cristiana delle relazioni umane”.

Il vostro approccio in Totenritual è più orientato verso la componente death metal del vostro sound. Cosa vi ha spinto verso questa direzione? Anche le chitarre sono accordate più basse, non è così?

“Appena abbiamo cominciato questo progetto, il piano era quello di creare il nostro album più pesante e brutale di sempre, con atmosfere ritualistiche sparse attraverso le nove composizioni. Anche le chitarre accordate più basse sono state una nuova sfida ed un nuovo esperimento per portare un po’ di death nel nostro suono. È stata una grande decisione e ha aperto un nuovo mondo nel mio modo di suonare la chitarra, come se una nuova forma di estremo fosse stata appena scoperta. Disprezzo le restrizioni o lo stagnamento. Cerchiamo sempre di superare noi stessi, sai… Lo facciamo cercando di cambiare ogni volta lo studio di registrazione, il processo di scrittura, il produttore, i suoni e così via, così manteniamo la qualità costante e capita che diventiamo ancora più estremi e aggressivi!”.

La cover dell’album è opera di Seth. Qual è l’idea dietro il disegno, e qual è la tua interpretazione a riguardo?

“La prima volta che abbiamo lavorato con Seth, dalla Grecia, fu per Pestapokalypse, il sesto album del 2006, seguito da Conjuring the Dead del 2014, e ora, 8 anni dopo, eccoci di nuovo con lui. È stata la giusta decisione, insieme abbiamo creato un freddo e oscuro omaggio al mondo dei morti. Sai che la morte è ovunque, e Totenritual è una danza della morte che lascia i demoni sospesi su di noi. Assistiamo alla totale possessione e decadenza delle istituzioni e dell’umanità, dal punto di vista di un misantropo”.

Siete in giro dal 1992. A questo punto mi chiedo quanto tu abbia imparato dalle differenti culture, dalla musica e dai rituali esoterici in cui ti sei inbattuto negli anni. 

“Sono stato in centinaia di posti magici su questa terra e sono grato per questo. Senza i Belphegor non avrei mai potuto farlo, non avrei mai avuto l’opportunità di conoscere tante mentalitù differenti, tanti paesi e tante persone. E una cosa favolosa, sai”.

L’Italia è stata sotto il dominio di Greci, Etruschi, Sanniti, Romani e la sua cultura trabocca di riti pagani. Ne sei a conoscenza? 

“Non mi sono mai addentrato nel paganesimo italiano, ma ho sentito parlare di un culto di Diana e dell’adorazione della luna, molto comune nei tempi antichi. C’erano delle sette, se non sbaglio, e la parola giusta è Stregheria, giusto?”

Stregoneria!

“Sì, l’equivalente dell’inglese “witchcraft”. Ci sono elementi come il Dio-Toro, la Dea-Luna e i culti pagani locali. So anche che gli dei greci sono stati trasformati poi in dei Romani”.

 Sei preparato, complimenti. Chi è, dunque, Belphegor e cosa rappresenta per voi?

“Belphegor è un’eredità, musicalmente parlando possiamo dire che ha la carica di un esplosivo. A proposito, il nuovo album uscirà anche in digipack con due versioni live, registrate entrambe nell’aprile di quest’anno all’Inferno Festival di Oslo, con Gasmak Terror da Conjuring the Dead e Stigma Diabolicum da Bondage Goat Zombie”.

A proposito di live. So che collezioni ossa, e le usi dal vivo. Solo animali o anche quelle umane? Ti chiedo se le hai usate in Totenritual, così come so che hai fatto in Conjuring the Dead.

“Sì, di entrambi. Collezioni ossa animali sin dall’inizio del 2000, prima di allora avevo comunque dei teschi. Ma non solo, ho ossa da tutte le parti del mondo, me ne porto molte a casa dai miei viaggi, molte vengono distrutte negli show rituali, ma a tal proposito sappi che avranno un ruolo cruciale per il mio prossimo progetto, ma non dico nulla, ora concentriamoci su Totenritual!”

Hai detto che gli show dei Belphegor assomigliano più a un rituale che a un concerto. Puoi spiegarti meglio? 

“Quando suoniamo, è come se liberassimo un demone per farlo danzare. È tutto autentico, il sangue è reale, le ossa, l’intensità, lo sono. Appena sento l’intro e avverto l’odore dell’incenso, la mia mentre si sposta verso un’altra dimensione e scivolo nel regno delle ombre e dell’oscurità, è un tale piacere… Adoro abbandonare il mio corpo alla spiritualità per più di un’ora durante una performance sul palo, facendo in modo che i demoni prendano il totale possesso di me. Quando vedo che lo show coinvolge tutta la folla facendola strillare mentre glorifica Lucifero con noi, io vengo! Ogni show ha il suo feeling unico, vogliamo però che la follla urli sempre, che la band sia rumorosa e potente, non importa se ci siano 2000 o 2000 persone”.

C’è qualche canzone di Totenritual che ritieni particolarmente adatta da riproporre live nella vostra scaletta? 

“Dopo aver pubblicato undici LP, non è facile scegliere i pezzi per un live, ma di solito diamo la precedenza ai brani più veloci e violenti. Abbiamo suonato Baphomet in anteprima i quattro show, è pura adrenalina, dicasi lo stesso per Totenkult – Exegesis of Deterioration, un’altra grande canzone che suoniamo spesso live. Aggiungeremo sicuramente The Devil’s Son e la bestiale Swinefever – Regent of Pigs. Sono sicuro che diventeranno dei punti di forza della nostra scaletta”.

Hai pubblicato 11 dischi in 25 anni. C’è qualche CD o canzone che avresti diserato raggiungesse più successo oppure qualche album (o singolo pezzo) che cancelleresti dalla tua memoria? 

“Incredibile, vero? E siamo addirittura uno dei gruppi metal estremi più apprezzati in circolazione. Il prossimo anno celebreremo 25 anni di eccessi e caos, è bellissimo pensare che siamo qui più in forma che mai. Cerchiamo sempre di cacciare un buon album, qualche volta ci riusciamo, altre meno, ma vedo ogni disco come le pagine di un diario connessa ad una fase particolare della mia vita. Hail Death! Hail Magick!”

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