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FUNERAL METAL: 20 canzoni per il 2 novembre

Ci sono canzoni metal da ascoltare ad Halloween, come abbiamo visto nel nostro ultimo articolo, a Natale e perfino sulla spiaggia, ma che mi dite del 2 novembre, il giorno dei morti? Vi presento una selezione personale unica nel suo genere di brani a dir poco funebri, che parte dal 1990 e arriva ai giorni nostri in un susseguirsi di suoni angoscianti e spettrali, attraversando la storia del funeral doom con leggere virate verso il depressive black metal ed il drone/doom. Buon ascolto e buona lettura.

  1. WINTER – Oppression Freedom/Oppression Reprise (Into Darkness, Future Shock, 1990, I album)

    L’anno zero: da qui è nato tutto. Il metal più funereo, glaciale e desolante che oggi conosciamo, ha probabilmente avuto origine dalla pubblicazione del primo ed unico album dei Winter (seguito dall’EP Eternal Frost del 1994, ristampato insieme al debutto in un’imperdibile compilation dalla Nuclear Blast nel 1999). Into Darkness ha avuto l’effetto di un vaso di Pandora, una volta scoperchiato, la componente emotiva nella musica metal ha raggiunto tutta un’altra dimensione. Paesaggi sonori gelidi e disperati, sono lo scenario di un disco seminale, che oggi è quasi completamente dimenticato.

  2. THERGOTHON – Who Rides The Astral Wings (Stream for the Heavens, Avantgarde Music, 1994, I album)

    Il debutto dei Thergothon, insieme al demo Fhtagn-nagh Yog-sothoth, è senza dubbio alcuno il manifesto del funeral doom metal. Niko Skorpio, oggi apprezzato produttore di musica elettronica, qui alterna al suo growl cavernoso il cantato pulito, intuizione indovinata che aggiunge alla profondità della musica del gruppo finlandese una vena melodica struggente e disperata. Ci hanno lasciato un solo album ed è un vero peccato, anche perché, a quanto pare, non ci sarebbe alcuna possibilità di una reunion. I tre membri, infatti, hanno preso strade a dir poco… inusuali! Basti pensare che il batterista Jori Sjöroos, oltre ad essere il compositore del gruppo pop finlandese PMMP, è anche un apprezzato solista nel campo dell’indie pop (cliccare sul link per ascoltare un breve trailer di un suo nuovo brano). Cosa può ferire di più l’animo di chi ha amato i Thergothon in tutta la profondità del culto che hanno generaro? La Avantgarde Music (etichetta italiana di un giovane Roberto Mammarella, che troveremo qui sotto coi suoi Cultus Sanguine) con Stream for the Heavens ha aggiunto al suo curriculum di talent scout un altro esempio di grande lungimiranza e sensibilità artistica, continuando ancora oggi a scoprire nuovi pionieri del metal più estremo ed evocativo.

  3. CULTUS SANGUINE – Into the Fields of Screaming Souls (Cultus Sanguine, Wounded Love Records, 1995, I EP)

    Pochi, come gli italiani, hanno saputo tingere d’occulto le note di un pentagramma, basti pensare all’oscurità delle canzoni di cantaurori popolari nel nostro paese come Fabrizio De André, il prog oscuro e romantico di formazioni come Biglietto per l’Inferno e Museo Rosenbach o l’heavy metal spirituale e ultraterreno di Paul Chain, ma i Cultus Sanguine erano su un livello completamente diverso, solo raramente eguagliato da gruppi eccellenti eppure mai superato da allora. Probabilmente, si tratta della creatura più oscura del metal nostrano: due album, due demo, due split e un solo EP eponimo del 1995, da cui è tratta questa canzone. Atmosfere plumbee, soffocate da nubi di tastiere gonfie di esalazioni mortuarie, sono gli ingredienti di questo lavoro intenso come pochi, dove un giovanissimo Roberto Mammarella, fondatore e proprietario della Avantgarde Music, dispensava riff e melodie luttuose con la chitarra sotto lo pseudonimo Aqua Regis. Se i due album sono pressocché dimenticati persino dall’appassionato, seppur ristretto, pubblico del doom più funereo e disperato, questo EP è morto e sepolto.

  4. SKEPTICISM – Sign of the Storm (Stormcrowfleet Red Stream, Inc, 1995, I album)

    Insieme al debutto dei Thergothon, quello degli Skepticism può essere considerato l’ABC del funeral doom metal. Immaginate un museo di antichità egizie, se quest’album fosse un inestimabile cimelio di cinquemila anni, starebbe sulla mensola più alta di tutte, protetto dal deterioramento dei millenni da un fragile vetro opaco ricoperto di polvere, maestoso ma lontano dagli sguardi dei passanti. Alla profondità dei Thergothon questo lavoro aggiunge una componente sinfonica ancora più intensa ed evocativa di quella dei connazionali, con un growl sospirato e solenne, come quello di un antico Dio dimenticato che risplende di antica gloria sulle desolate lande finlandesi. Un capolavoro assoluto.

  5. THORR’S HAMMER – Norge (Dommedagsnatt EP, Moribund Records, 1996)

    Se i Thorr’s Hammer esistessero ancora, sarebbero considerati un supergruppo, all’epoca dei fatti, però, i suoi componenti erano giovanissimi e ancora sconosciuti! Chi già lamenta dall’articolo l’assenza dei Sunn O))) si consoli: eccovi qui serviti in una sola portata sia Stephen O’Malley e Greg Anderson (che poi fonderà anche i Goatsnake), futuri alfieri del drone metal più estremo e esasperato. Il punto forte del gruppo, però, era la voce formidabile di una giovanissima Runhild Gammelsæter, all’epoca ventenne, che alterna la voce pulita ad un growl assolutamente spaventoso, seguendo la lezione di Niko Skorpio dei Thergothon di cui sopra. La bellissima cantante quarantunenne, che oggi ha un dottorato in fisiologia cellulare e lavora presso la facoltà di medicina dell’università di Oslo, ha collaborato con i Sunn O))) in sede live e ha pubblicato un album solista dark-ambient/drone/avant-garde nel 2008 intitolato Amplicon. Chiude la rosa di questo super-gruppo ante-litteram Guy Pinhas (Goatsnake, The Obsessed, In-Graved, Acid King). Peccato non abbiamo mai registrato un full-lenght, ma la speranza non muore, dato che allo show di reunion del 2010 al Roadburn, la band e la dottoressa Runhild sembravano più in forma che mai.

  6. WORSHIP – Whisperim Gloom (Last Tape before Doomsday, Impalers of Trendies Productions, 1999, I demo)

    Il gruppo bavarese ha esordito come una occult/underground/doom band di tutto rispetto, con un demo assolutamente strepitoso, dotato di un’intensità del tutto sorprendente per un gruppo che lascia la propria testimonianza per la primissima volta. La gestione delle dinamiche (la drammatica sezione centrale recitata con la chitarra pulita, le linee di pianoforte dapprima sospese nel vuoto e poi accompagnate dalla chitarra distorta e nient’altro, la chiusura col piano, ecc…) sono di derivazione finlandese, non a caso, la formazione ha partecipato con il brano Evoken al disco Rising of Yog-Sothoth – Tribute to Thergothon, pubblicato nel 2009 dalla Solitude Productions. È solo il primo demo, ma è già un capolavoro. Da ascoltare prima di andare al cimitero.

  7. ABYSMAL GRIEF – Exsequia Occulta (Exsequia Occulta, Flowers of Grave Productions, 2000, I singolo)

    Se c’è una musica che mi trasporta direttamente a un funerale, con tanto di incenso, organo altisonante e un bel cadavere con principio di decomposizione adagiato in una bara, questa è quella degli Abysmal Grief. Il gruppo genovese è riuscito ad apporre un marchio del tutto personale alle proprie canzoni, merito di un’ottima capacità di scrittura, melodie orecchiabili e una voce a dir poco perfetta per decantare l’inesorabile passaggio da questo all’altro mondo. Il sapore tutto italiano della proposta degli Abysmal Grief, qui al primo singolo (sicuramente uno dei picchi più alti della loro nutrita discografia), lo si deve alle atmosfere che devono tanto a Black Hole, Jacula, Antonius Rex, Paul Chain (di cui hanno realizzato una bellissima cover del brano Occultism) e alla numerosa schiera di gruppi prog/dark/doom come quelli ancora gelosamente custoditi dalla scuderia dell’etichetta genovese Black Widow Records. Da ascoltare mentre siete al cimitero.

  8. SHAPE OF DESPAIR – Fallen (Angel of Distress, Spikefarm Records, 2001, II album)

    Probabilmente, il punto più alto del funeral doom metal del primo decennio del 2000, è stato raggiunto, per intensità, sapienza compositiva e abilità nel calibrare suoni ed atmosfere, da questo magnifico gruppo di Helsinki, capitanato da un’incredibile Natalie Koskinen (molti di voi la ricorderanno per il seno prosperoso sulla cover di Absence of War Does Not Mean Peace, settimo album degli Impaled Nazarene del 2002). Una voce che spezza ogni pregiudizio maschilista sul metal estremo, è il tuono che percuote le sezioni atmosferiche che tempestano tutto il disco, i suoni dall’incedere ansiogeno e inesorabile, sono invece la benzina per la macchina infernale e divora-speranze degli Shape of Despair.

  9. PANTHEIST – Don’t Mourn (O Solitude, Firebox Records, 2003, I album)

    Il vuoto ha consumato la tua anima stanca, ti ha mangiato dall’interno come un parassita, ma alla fine la morte è arrivata, come un principe su un cavallo bianco e ti ha liberato con un unltimo, dolce bacio...”. Cosa c’è da aggiungere ad un decadentismo così efferato e poetico? Nulla, se non che i migliori figli dei My Dying Bride, da Anversa, hanno eguagliato col loro primo album, almeno in questo frangente, i maestri britannici. L’utilizzo così intenso dell’organo raggiunge un fine salvifico e ritualistico a metà della canzone, quando un intermezzo acustico conferisce al brano un valore ancora più intimo e surreale. Meraviglioso.

  10. MY DYING BRIDE – A Doomed Lover (Songs of Darkness, Words of Light, Peaceville Records, 2004, VIII album)

    I My Dying Bride sono i maestri assoluti del doom più funereo e spettrale, che hanno saputo interpretare con un romanticismo decadente e disperato degno degli artisti e poeti dell’ottocento vittoriano. La voce di Aaron Stainthorpe è come un lamento rassegnato pronto a decantare la bellezza e la tragedia del trapasso, come se la sofferenza e la contemplazione della bellezza fossero una cosa sola. L’eleganza di un angelo morente, la sensualità di una donna in bilico fra la vita e la morte sono un’astrazione in cui è facile perdersi ascoltando la musica del gruppo inglese, e sembra quasi che più che nell’heavy metal, le loro influenze vadano ricercate in WIlliam Blake, Wordsworth e John Constable. La mia scelta era fra questa canzone, la celeberrima A Doomed Lover e la misconosciuta My Body, A Funeral, (che potete ascoltare qui), tratta dal disco meno amato del gruppo, For Lies I Sire del 2009. Sono entrambe meravigliose, ma se l’ultima parla di morte, questa parla di morte e anche di amore. Mi è sembrata più appropriata come primo approccio alla loro marmorea, lugubre e romantica forma di poetica necrofilia.

  11. MAKE A CHANGE… KILL YOURSELF – Chapter I (Make A Change… Kill Yourself, Total Holocaust Records, 2005, I album)

    È un muro di suoni e suggestioni al limite dello strazio quello evocato dalla musica dei Make a Change… Kill Yourself nel primo brano del loro primo album. Non è funeral doom, qui siamo ai limiti del depressive black metal, ma l’intento, l’intensità e il messaggio sono quelli: l’ineluttabilità della morte e la presa di coscienza del tragico destino degli uomini possono essere incanalati solo nell’arte per trarre un breve, salvifico attimo di catarsi. Perché di arte si tratta, arte del dolore. Ascoltare per credere.

  12. MORNFUL CONGREGATION – The Monad of Creation (The Monad of Creation, Weird Truth Productions, 2005, II album)

    I Mournful Congregation sembrano scandinavi, tanto sono belle le linee di chitarra e le armonie intrecciate delle loro canzoni, ma vengono dalla terra dei canguri. Ebbene sì, una delle band più credibili e talentuose nel mondo del funeral doom, viene dalla calda Australia, ma l’autenticità della sofferenza espressa dalla lenta e cadenzata camminata mortuaria della sua creatura è degna di quella dei grandi maestri sopracitati, con un po’ di melodia e misticismo in più, ma è proprio questo il bello: non riuscirete a resistere all’andamento ipnotico delle sue luttuose melodie.

  13. THE ANGELIC PROCESS – We All Die Laughing (Weighing Soul with Sand, Profound Lore Recordings, 2007, II album)

    Nulla è più vicino ad un viaggio fra Inferno e Paradiso dell’ascolto di quest’album e di questa canzone in particolare. Un doom intenso come può esserlo solo un grande amore o una grande disperazione, è il filo conduttore di una musica maestosa, annichilente e distruttiva che fa di un uso straziante e rumoroso dei suoni il suo punto di forza, ai limiti del drone e dello shoegaze. Sembra di ascoltare un richiamo implorante dalle profondità degli abissi o dalle vette celesti di un Eden Miltoniano, sotto l’effetto di narcotici. A dir poco meraviglioso.

  14. ESOTERIC – Beneath This Face 2008 (The Maniacal Vale, Season of Mist, 2008, V album)

    Raramente il funeral doom ha raggiunto livelli di profondità così suadenti e apocalittici, ma stiamo pur sempre parlando degli Esoteric, gruppo inglese di pionieri indiscussi del genere, attivi sin dal 1992 e sotto contratto con la Season of Mist. Atmosfere psichedeliche e claustrofobiche, cambi di tonalità repentini e urla disperate sono dietro l’angolo ad ogni giro d’accordi. Con questa canzone sembra di scivolare in un fiume di lava dritti nello stomaco dell’inferno. Fortuna che dopo “soli” undici minuti l’incubo finisce…

  15. LOSS – Cut Up, Depressed And Alone (Despond, Profound Lore Recordings, 2011, II album)

    Meglio sentire il dolore, pienamente, che scivolare alla deriva nel vuoto“, recita il testo. Un inno alla morte o alla vita? Rassegnazione o voglia di aggrapparsi all’ultimo appiglio? La musica meravigliosa del gruppo di Nashville è ricca di suoni e armonie, melodica al punto giusto, tanto quanto è aspra e putrida la voce in contrasto. Malattia, depressione, ansia, sono solo alcuni dei temi trattati dal quartetto americano, che in due album ha condensato un’intensità emotiva senza pari nella scena funeral doom. Da recuperare assolutamente, i Loss avranno un futuro luminoso. Anche se… no, luminoso non è proprio la parola giusta per questo disco.

  16. EVOKEN – Descent Into Chaotic Dream (Atra Mors, Profound Lore, 2012, V album)

    Anche loro hanno partecipato al sopracitato tributo ai Thergothon della Solitude Productions con il brano Yet The Watchers Guard, e c’era da aspettarselo visto che gli Evoken prendono addirittura il nome da una canzone del gruppo finlandese. La formazione del New Jersey, tuttavia, è per molti appassionati il vero sinonimo di funeral doom metal. Il quarto album in diciotto anni di rispettosissima carriera non è certo il più amato o il più famoso, ma è raffinato, delicato e superbo nella sua oscura bellezza. L’incedere pesante, gravoso e agonizzante di questa Descent Into Chaotic Dream rende onore al titolo impostogli, con riff da manuale, arpeggi oppressivi e suoni da film dell’orrore. Un classico moderno, una meraviglia a dir poco fatale.

  17. FROWNING – Receive My Tears (Funeral Impressions, Solitude Productions, 2014, I album)

    Un altro figlio riconoscente dei My Dying Bride, ha tinto di nero la sua ispirazione per servire il lungo corteo funebre del funeral doom. Da un angolo di menticato della Sassonia, il giovane Val Atra Niteris, classe 1994, ha scritto una delle pagine più nere, decadenti e poetiche dell’ultimo lustro di musica metal.

  18. AHAB – The Isle (The Boats of the Glen Carrings, Napalm Records, 2015, IV album)

    In una bellissima intervista, gli Ahab sostennero che l’oscurità, la paura e le sensazioni negative non potessero essere raffigurate se non con tutti i colori e tutte le note possibili, non solo con il nero, il grigio e gli accordi minori insomma, cui di solito associamo il doom più funereo e straziante. La tristezza, la disperazione, talvolta, camminano a braccetto con la gioia, l’eccitazione o la paura, quindi ben venga che una canzone sia il frutto di un lungo processo che contempli una tavolozza variopinta e piena delle suggestioni più disparate. Questa canzone, dal loro ultimo album, è forse il loro manifesto più compiuto. Vedete la copertina colorata? Sentite l’intro dolce e aperto, con arpeggi sognanti e voce calda? Ciò che vi aspetta dopo è un tuffo nelle acque gelide degli abissi più maledetti, oscuri e dimenticati dell’ispirazione umana. Ho già la pelle d’oca.

  19. FUNERAL MOURNING – Pallid Coffin Spirit (Inertia of Dissonance – A Sermon in Finality, Abyssic Commune, 2016, II album)

    Di tutta la lista, questo è il gruppo più misterioso e nichilista. Il secondo album di questa one-man-band di cui non si sa quasi nulla (anzi, proprio nulla, se non che l’autore è australiano, si chiama Desolate ed è invischiato in progetti come Ill Omen e Nazxul), è anche il suo testamento artistico a nome Funeral Mourning. Dai suoni a dir poco spettrali, sembra registrato in una tomba a porte chiuse, fra ragnatele e pestilenziali esalazioni mortuarie di creature dell’oltretomba. Un respiro malsano che sembra vento di morte, fa capolino fra le atmosfere di questo brano, ed è a dir poco agghiacciante.

  20. FUOCO FATUO – Perpetual Apochaos (Backwater, Profound Lore Productions, 2017, II album)

    Siamo finalmente giunti alla fine, e il disco che sto per presentarvi è un autentico capolavoro italiano. Al vertice della mia classifica di dischi metal di quest’anno, e fra i miei venti album preferiti di musica funerea e desolante, il secondo album dei Fuoco Fatuo è un capolavoro di pece nera disseppellito dalle più immonde profondità degli abissi musicali. Suoni profondi, urla cariche di rabbia, ritmi cadenzati, e riff oscuri si muovono all’unisono al lamento inesorabile di un cimitero di creature morenti. Una peste sonora, in pratica, spietata e disperata, al servizio di quattro misteriosi figuri di Varese.

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