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Interviste

CRADLE OF FILTH, Orrore d’altri tempi

di Nicola Vitale

Nel 2011, l’ufficio del turismo del Suffolk, nebbiosa e tranquilla contea nell’Est dell’Inghilterra, ha indetto un sondaggio fra i cittadini della zona per eleggere un personaggio da poter considerare l’icona più importante della regione. Le scelte erano molte, fra queste c’erano il leggendario produttore e musicista Brian Eno e Bobby Ronson, un pezzo della storia calcistica inglese, ma indovinate chi ha vinto con 13,025 voti? Proprio lui, Mr. Dani Filth, e molti inglesi si sono così indignati che il The Telegraph” ha pubblicato un articolo intitolato “Suffolk tourist board embarrassed after metal band Cradle of Filth voted county’s greatest icon” (che si può leggere cliccando qui). Ma a Dani non importa, lui sa di essere un icona vivente per milioni di metallari in tutto il mondo, il simbolo di una letteratura dell’occulto che ancora oggi fa rivivere nei suoi dischi dal contenuto spettacolare e cinematografico, con muri di tastiere che sembrano sollevare una fitta nebbia di mistero da cui s’innalzano le sue grida strazianti. Vampire nude e sporche di sangue, sesso, decadenza e morte sono di nuovo le protagoniste di un lavoro incredibilmente fresco e affascinante. Lasciamo che sia lui a parlarci della sua ispirazione, e di un certo cacciatore di streghe del XVII che viveva proprio in uno dei suoi villaggi del cuore…

Il suono dei Cradle of Filth cambia album dopo album. Qual è la forza motrice di tanta ispirazione?

“Probabilmente la nostra longevità, questo è il nostro dodicesimo album in venticinque anni di carriera! E poi anche il fatto che non ci importa se alla gente piaccia o meno la direzione verso cui stiamo andando. Abbiamo, poi, una formazione coesa e molto valida, con musicisti davvero incredibili, ed è anche merito di una stabilità senza pari. Questo è il terzo album che registriamo nello stesso studio (i Grindstone Studios nel Suffolk, UK, nda.) con lo stesso produttore Scott Atkins (che oltre agli ultimi tre dischi, The Manticore and Other Horrors, Hammer of the Witch e Cryptoriana: The Seductiveness of Decay, ha prodotto in un altro studio anche Darkly Darkly Venus Aversa del 2010)”.

Ogni grande leader fonda un gruppo musicale con una grande visione nella sua mente. Qual era la tua?

“La mia visione era quella di suonare per sempre, a lungo. Suonare grandi show, e poi proporre in musica ciò che avevo in testa. Sono stato influenzato dalla cultura horror, dai film dell’orrore e dai penny dreadful, oltre al fatto che sono un grande fan di Iron Maiden, Judas Priest, King Diamond, Slayer, Bathory, e volevo portare avanti tutte queste ideologie con uno stile musicale diverso dal resto e personale, facendo in modo che diventasse il nostro marchio. Un sensuale gusto macabro, poi, ci ha sempre accompagnati. Quando sei giovane, non hai alcuna idea di come fare a raggiungere questi obiettivi, ma già ti immagini su grandi palchi. Noi siamo stati davvero fortunati a poter costruirci una carriera”.

Il vostro immaginario deve tanto all’orrore gotico, specialmente al vampirismo. Da dove nasce, nello specifico, questa fascinazione? Deve esserci qualcosa di più di film horror e romanzi gotici. Più che una passione sembra far parte del tuo DNA…

“Infatti, la mia fascinazione per tutto questo immaginario viene dalla mia terra, sono cresciuto in un villaggio nel Suffolk, o meglio in due villaggi del Suffolk, la mia terra natale, dove vivo ancora oggi. Hadleigh, in particolare, è il villaggio che mi ha influenzato di più e continua ancora a farlo. Ha avuto una parte importante nelle vicende riguardanti una legge del XVII secolo sulla stregoneria, che ha coinvolto il cacciatore di streghe Matthew Hopkins, vissuto in quell’epoca, che in vita ha cacciato e fatto bruciare più di 300 donne accusate di stregoneria. Ci sono ancora tante persone lì che si interessano a queste cose, quindi puoi ben comprendere come tutto questo immaginario sia diventato parte della mia musica e della mia vita”.

E questo immaginario ha influenzato anche il nuovo album?

“Tantissimo! A questo aggiungi anche un grande interesse da parte mia nei confronti della letteratura inglese, specialmente quella del diciannovesimo secolo, piena di atmosfere orrorifiche e gotiche… Pensa ad Arthur Conan Doyle, Charles Dickens, Oscar Wilde, Robert Stevenson, solo per citarne alcuni, e poi Bram Stoker, ovviamente. Tutto questo immaginario ha inciso profondamente sulla psiche di tantissime persone di questo paese, abbiamo un universo popolato da mostri che sono nati qui, in questi luoghi, pensa a Dracula, Doctor Jekyll e Mr Hide, il ritratto di Dorian Gray, Tutto questo mi attrae ora più che mai, e fa da sempre parte di me”.

Sei ancora convinto, come hai dichiarato recentemente, che Cryptoriana sia un buon compromesso fra Hammer Of The Witches e Cruelty And The Beast?

“Sì. Innanzi tutto perché si tratta di un disco dei Cradle of Filth nella sua accezione più moderna, così come lo era l’ultimo album del 2015, Hammer of The Witches, ma al suo interno ha molti più riferimenti ai vecchi lavori rispetto ai dischi precedenti. Qualcuno mi ha fatto notare che si rifà a Midian, qualcun altro a Nimphetamine, ma secondo la mia particolare visione, per come suonano le chitarre, per gli assoli e le atmosfere, per i temi trattati nei testi e, infine, il riferimento all’horror vittoriano, credo che sia giusto parlare di un punto di contatto con Cruelty and the Beast (il terzo album del 1998, nda). Alcune tracce, come ad esempio Achingly Beautiful, non sfigurerebbero su quel disco. Segue la trama di un romanzo gotico, così come le altre. Si tratta di storie permeate da un orrore gotico che mi ricorda molto quell’album. In un’edizione speciale, per me potrebbero pure uscire insieme”.

Il titolo, The Seductiveness of Decay, in effetti sembra quello di un libro gotico del romanticismo inglese ottocentesco… Le canzoni sono legate da un tema comune, come un romanzo?

“Non in maniera completa, è più una raccolta di storie ambientate in epoca vittoriana. Cryptoriana, infatti, altro non è che una parola derivante dalla fusione dei due termini “cripta” e “vittoriana”, che vuole combinare l’orrore legato a quell’epoca, quindi una particolare infatuazione per la morte nel senso più romantico e decadente del termine, per il mondo degli spiriti, e la seduzione irresistibile per la decadenza. Era sì l’epoca della scienza, ma anche dello spiritualismo, e di tutto ciò che aveva a che fare col mondo dei morti. Abbiamo già parlato della letteratura dell’epoca”.

Credi che la fascinazione per la morte e per questi temi sia stato un atteggiamento diffuso nella popolazione o solo in una cerchia ristretta di intellettuali?

“Credo che fosse diffusa perlopiù a tutta la popolazione. Il marito della regina Vittoria morì, e lei iniziò a vestire sempre in nero, rendendo quel suo modo di abbigliarsi una vera e propria moda seguita da tutti. Tutti vestivano di nero venendo così circondati dal ricordo e dalla presenza della morte, mi riferisco anche tutti coloro che sostenevano il suo impero. Ho letto tanti libri e testimonianze dell’epoca, e ho trovato tutto questo molto interessante”.

Ecco perché ci sono dei tizi vestiti come Sherlock Holmes intorno alla venere nuda e sanguinante dell’artwork…

“Sì. L’artista è Artūrs Bērziņš, lo stesso di Hammer of the Witches, ed è venuto da noi con questa grande idea. Abbiamo deciso che sarebbe stato lui a girare il nostro video, così siamo andati in Lettonia (la capitale Riga è la sua città natale, nda), perché sarebbe stato più comodo ed economico per tutti noi, e abbiamo fatto tutto lì. Credo che il video sia fantastico, molto cinematografico e drammatico e i testi sembrano usciti da Midian o da qualche vecchio album, come se avessero ripreso vita dal passato. È quindi un disco concettuale, nel senso che è ambientato tutto in quell’epoca, influenzato da quella cultura e da quelle storie”.

Storie originali, frutto della tua fantasia, o tradizionali dell’epoca e riadattate da te?

“No, tutte originali!”.

E il disegno sulla copertina fa riferimento a qualche canzone in particolare?

“No, in realtà a nessuna in particolare. C’è una venere circondata da persone in abiti ottocenteschi, come hai detto, che vengono sedotti dalla decadenza da lei emanata. Mi riferisco a quello sfrenato desiderio di autoimmolazione e della morte, in senso romantico ottocentesco, come se i protagonisti fossero su un palcoscenico. Più che altro si riferisce all’umore emanato dall’album nella sua interezza”.

Avete usato lo stesso studio degli ultimi tre dischi, la tua terra è stata la primaria fonte di ispirazione, come mai allora il disco è nato in Repubblica Ceca?

L’album è nato in Repubblica Ceca nell’estate del 2016, come hai detto, che è il paese natale di Marthus (Martin Škaroupka, batterista, nda) e di Ashok (Marek Šmerda, chitarista, nda). Abbiamo provato a costruire le canzoni lì, abbiamo affittato la sala prove, dato che era più economico, e sempre lì abbiamo tracciato le coordinate del disco. Certo, una volta entrati nel nostro studio (i Grindstone Studios, nel Suffolk, nda) abbiamo cambiato molte cose. Il processo creativo è perlopiù sempre lo stesso”.

Hanno contribuito tutti alla creazione di Cryptoriana – The Seductiveness of Decay?

“Tutti contribuiscono al processo creativo! Martin (Marthus, tastierista, nda.) ha scritto le parti di tastiera, così come gran parte della scrittura è farina del suo sacco, mentre Daniel Firth, il bassista, ha scritto un paio di tracce, è stato un processo molto collaborativo!”.

Il tuo celebre stile vocale alto e graffiante, da qualche tempo, in particolare dai dischi Manticore, Hammer of the Witches e ora su Cryptoriana – The Seductiveness of Decay, è più deciso e meglio comprensibile. Vuoi che sempre più persone capiscano i tuoi testi e cantino le tue canzoni ai concerti?

Certo, è proprio così. Ho 44 anni (ride, nda.), non voglio essere visto ancora come uno che urla ed emette strani rumori sul palco, e di cui non si capisce nulla di ciò che dice! Certo è, però, che sul nuovo disco c’è roba un po’ più alta rispetto all’ultimo, ma credo di aver raggiunto il giusto compromesso fra i due stili questa volta”.

In un’intervista a Teamrock del 2015, hai scelto le tue canzoni preferite da ogni album che hai pubblicato coi Cradle of Filth. Quale sceglieresti dal tuo ultimo lavoro?

Sarebbe troppo difficile darti una risposta. Per me è come scegliere il mio figlio preferito! Però credo Achingly Beautiful, perché è molto vecchia scuola. Mi piacciono le tematiche trattate, così gotiche e horror, e mi piace come ha suonato Lindsay (Schoolcraft, tastierista e voce femminile, nda), così come le armonie delle chitarre, e l’arrangiamento… così eccentrico!”.

Siete un gruppo classico della scena metal, ci hai mai pensato? Invoking the Unclean, il vostro primo demo, è stato pubblicato ben 25 anni fa. Come ci si sente?

Eh, se siamo una band classica dovrebbe dirmelo qualcun altro, non certo io! Ma ti dico solo che a volte mi sembra tantissimo tempo, come un passato remoto e lontano. Poi penso che sono trascorsi 14 anni da quando abbiamo suonato come headliner all’Ozzfest americano, sul palco principale, e non sembra che sia passato così tanto tempo…”.

Cosa credi che abbia favorito la vostra longevità, rispetto a tante altre band valide del settore?

“Non saprei risponderti, sarebbe quasi pretenzioso per me darti una risposta su questo punto, ma forse dipende dalla combinazione tra i nostri video, i testi, la musica e l’immaginario fascinoso che abbiamo sempre evocato”.

CRADLE OF FILTH:

Dani Filth – Voce

Richard Shaw – Chitarra

Ashok – Chitarra

Daniel Firth – Basso

Martin Skaroupka – Batteria

Lindsay Schoolcraft – Tastiere e voce femminile

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