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Interviste

ANTROPOFAGUS, da M.O.R.T.E. alla rinascita

di Nicola Vitale

Gli Antropofagus hanno appena pubblicato il loro terzo album M.O.R.T.E. (Methods of Resurrection Through Evisceration) che li ha eletti di diritto, ancora una volta, come una delle realtà più affascinanti e convincenti del brutal death metal contemporaneo. Poca prolificità (il primo album Waste of Flesh è del 1999, il secondo, Architecture of Lust, del 2012), hanno preservato un’ispirazione intatta ed una qualità di prima classe. Pochi giorni fa Tya, cantante degli ultimi due lavori in studio e icona del death metal italiano, ha lasciato la band, ma il leader Meatgrinder, al secolo Francesco Montesanti, ce ne spiega i motivi, accompagnandoci in un viaggio fra il presente, il passato e il futuro della sua invincibile creatura, Antropofagus, già capitanata da un nuovo frontman di tutto rispetto.

Innanzi tutto, cosa è capitato a Tya, come mai ha lasciato il gruppo?

“Tengo a precisare che come annunciato ufficialmente i nostri rapporti rimangono invariati, siamo sempre in contatto e rimarremo amici, le strade si sono divise poiché non c’era più un punto d’incontro lavorativo che potesse soddisfare le sue esigenze, l’impostazione della gestione viene per gioco di forza maggiore effettuata a chilometri di distanza e questo ha portato Tya a patire il non riuscire a vederci spesso e portare avanti il progetto come avrebbe voluto, quindi ha preferito mettersi da parte, ma è stato fatto in modo pacifico e dopo averci dato un largo preavviso per poterci organizzare”.

Avete già pensato a un sostituto per le prossime date?

“Paolo Chiti, già in forza con i Devangelic, è il nuovo frontman, è con noi già da mesi ma abbiamo dovuto aspettare l’annuncio dell’abbandono ti Tya prima di poter fare il suo nome in pubblico. È una persona fantastica sotto ogni punto di vista, esiamo sicuri di poter lavorare benissimo con lui”.

Avete già cambiato cantante una volta. Com’è stato passare da Argento a Tya? Cosa cercavate all’epoca, e cosa cercate ora nel nuovo cantante?

“Il passaggio da Argento a Tya non è stato sentito poiché è avvenuto a distanza di molti anni, quello che Antropofagus cerca, o meglio, esige, è un forte carisma e una forte presenza sul palco. Abbiamo sempre avuto frontmen con molto carisma e una voce grande e potente, è essenziale per poter aver sempre un impatto live devastanti”.

Come mai sono trascorsi tutti quegli anni da No Waste of Flash ad Architecture of Lust? Cos’è accaduto in quegli anni?

“Il motivo è semplice, alla fine di No Waste of Flash avevo appena compiuto 22 anni, mi sono trovato catapultato nel mondo dei “grandi” in poco tempo, lavoro, vita privata e tutte le scelte che ne conseguono, era normale mettersi prima il sedere al coperto per poter poi dedicarsi alla musica. Tutti sappiamo che questo è un genere che, a meno che tu non sia una delle pochissime band da 250 date annuali, non campa di musica, quindi sono involontariamente passati molti anni prima di poter riprendere in mano la band”.

M.O.R.T.E. è arrivato a cinque anni da Architecture of Lust. Il processo di scrittura è durato tutto questo tempo?

“In realtà M.O.R.T.E. sarebbe dovuto uscire un anno prima, i brani erano pronti ma i vari impegni della nostra vita privata e gli impegni musicali degli altri hanno rallentato il processo di registrazione. A questo aggiungiamo anche il tempo che normalmente la label si prende, poiché ha una rigida scaletta di uscite da seguire, e son volati in un attimo sti cinque anni. Il prossimo non uscirà sicuramente con così tanto tempo di stop”.

Ci parli della genesi musicale e tematica di M.O.R.T.E.?

“Tya ha espresso in maniera molto personale quello che per Nietzsche era l’effetto dell’eterno ritorno, del percorso ciclico che ogni uomo ha nella sua vita e nel suo universo temporale. Tutto è stato rielaborato in forma più consona ad una proposta musicale come la nostra”.

Il titolo è emblematico. Qual è il suo collegamento con l’artwork e con le canzoni del disco?

“ Tya aveva pensato a cosa potesse raffigurare al meglio il processo del passaggio tra le due esistenze, le due vite prima e dopo la morte , la cover racchiude in se molti particolari che riguardano entrambe le prospettive e ognuno può leggere nella chiave in cui meglio preferisce ciò che è bene e male”.

È un concept?

“È un concept, ogni brano è collegato dal tema comune accennato prima, probabilmente a differenza di come è stato fatto in precedenza il prossimo full potrebbe essere un seguito di questo concept, entrare direttamente oltre la porta dell’aldilà e dell’eternità.

È cambiato qualcosa nel processo creativo di M.O.R.T.E. rispetto agli altri due dischi?

“Principalmente il suono, che è diventato più profondo, e le tracce hanno subito un processo di dimagrimento in quanto sono più scorrevoli e snelle rispetto ad Architecture of Lust. Il passaggio da una chitarra a sei corde ad una sette corde ha permesso di ottenere più profondità, certi passaggi sono sicuramente meno taglienti di Architecture of Lust, ma ci permettono di rendere molto di più anche nella fase live ed è una cosa di cui abbiamo sempre tenuto conto”.

E in studio, com’è cambiato il vostro approccio alle registrazioni dell’ultimo disco rispetto agli altri?

“Questa volta ci siamo occupati noi di tutto il processo riguardante le registrazioni e il mix, successivamente Fabio Palombi, produttore di Architecture of Lust, ha curato il master ed ha aggiunto il suo tocco professionale al lavoro. Abbiamo impiegato molto tempo per la ricerca del suono più adatto, ci sono stati dei ritardi anche per questo, ma alla fine il risultato ha soddisfatto tutti”.

L’Italia ha una grande concentrazione di gruppi di metal estremo. Alcune delle formazioni di spicco del death estremo internazionale sono italiane (Antropofagus, Fleshgod Apocalypse, Hour of Penance ecc…). Credi che fosse così anche quando avete cominciato oppure è una caratteristica di questa epoca?

“No, è sempre stato cosi, anche negli anni 90 eravamo pieni di ottime proposte, era solo più difficile emergere dal mucchio poiché non c’erano soluzioni alternative che potessero abbreviare il percorso o dare aiuto (web, agenzie ecc…). Uscire con un CD era una cosa prettamente professionale, ci volevano basi dietro, cioè una label che credesse in te e che investisse il proprio tempo e denaro e uscivano solo i più meritevoli. Ad oggi tutti possono produrre il proprio CD, è diventato molto semplice e chiunque abbia un minimo di capacità con il PC si stampa il proprio lavoro. Attualmente la scena mondiale è sovraffollata, i metodi all’epoca erano simili, ma le riviste e le label funzionavano in modo totalmente differente. In ogni caso, questo è un discorso molto delicato che prevede un approfondimento, è molto difficile parlarne senza essere fraintesi, quindi evito. La cosa che mi fa piacere è che la maggior parte delle nostre proposte e coloro che sono emersi si stanno distinguendo grazie a prodotti di qualità che hanno richiamato l’attenzione all’estero e addirittura stanno facendo scuola, di questo posso solo che esserne fiero”.

Quali sono i vostri obiettivi ora che Tya è andato via?

“ Abbiamo in programma delle date ma sono ancora tutte da definire o da confermare, sta diventando sempre più difficile poter promuovere il proprio lavoro senza un’agenzia che ha contatti diretti con organizzatori che rispondono quasi ed esclusivamente agli agenti. Noi andiamo ugualmente avanti per la nostra strada, io tra poco inizierò a scrivere il seguito di M.O.R.T.E. e nel frattempo spero che Antropofagus riesca a portare la propria musica sui palchi di chi ha piacere di ascoltarla, è la cosa che più ci diverte da molta soddisfazione”.

Quindi nessuna crisi dopo l’abbandono di Tya per gli Antropofagus, solo una nuova rinascita?

“Assolutamente, pensate a noi come ad un insetto che esce dal proprio bozzo, lascia la propria pelle per vivere in un’altra. Siamo attivi e vivi più che mai”.

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