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Recensioni

ALICE COOPER E GLI ANNI PERDUTI (Flush the Fashion, Special Forces, Zipper Catches Skin, DaDa), di Mickey E.Vil. (The Mugshots, Radio Onda D’Urto FM)

di Mickey E.Vil

Quando dissi ad Alice Cooper che con i Mugshots avevo registrato una cover della sua Pass The Gun Around, diretti dal suo ex braccio destro Dick Wagner, il re dello Shock Rock rimase piuttosto interdetto. In seguito il suo assistente mi scrisse per comunicarmi che Alice aveva davvero apprezzato il pezzo, segnalato anche sulle pagine ufficiali della sua trasmissione radiofonica Nightmares With Alice Cooper.

Pass The Gun Around, per me l’apice della carriera del nostro, fu registrata nel 1983 durante quelli che Alice chiama “the lost years”: normalmente chi beve troppo o in generale si devasta di bagordi dopo una settimana lavorativa, non ha memoria dei “lost weekends”. Alice Cooper no, ha dimenticato interi anni della sua vita e di conseguenza le esperienze legate alle registrazioni di ben quattro dischi. L’autobiografia ufficiale “Golf Monster“, in 280 pagine dedica la bellezza di cinque righe a quegli album. A Zipper Catches Skin e DaDa, gli ultimi della serie, non seguì nemmeno un tour promozionale: Alice Cooper si fermò per tre anni, impegnato per la seconda volta (la prima nel 1978) nella difficile opera di disintossicazione da alcool e crack, messo alle strette dalla moglie Sheryl e dal manager Shep Gordon. L’Alice che conosciamo oggi è infatti quello che nel 1986, ripulito e rinnovato stilisticamente, ritorna con il Nightmare Returns Tour per cavalcare l’age d’or del Glam Metal da lui stesso influenzato anni prima.
Da quel momento in poi Alice Cooper regalerà sì grandi dischi ai suoi fan ma, per il sottoscritto, senza più l’originalità che lo aveva caratterizzato per molti anni. Da Magister in grado di influenzare intere generazioni si trasforma in un ottimo imitatore dei suoi stessi allievi: cavalcherà l’onda Glam della seconda metà degli anni Ottanta (Constrictor, Raise Your Fist And Yell, Trash, Hey Stoopid), strizzerà l’occhio al Grunge (The Last Temptation), si reinventerà paladino dell’Industrial Metal seguendo le orme dei suoi discepoli Marylin Manson e Rob Zombie (Brutal Planet e Dragontown) per poi tornare a celebrare il Rock di Detroit durante la riscoperta delle sonorità Garage dei primi anni Duemila (The Eyes Of Alice Cooper, Dirty Diamonds).
Gli album meno conosciuti di Alice Cooper sono quelli dati alle stampe tra il 1980 e il 1983: Flush The Fashion, Special Forces, Zipper Catches Skin e DaDa. Lo scopo di questo breve articolo è rendere giustizia a tali lavori, dimenticati dal loro stesso creatore e spesso ingiustamente vituperati dalla critica frettolosa di relegarli nel “periodo elettronico” (ma li hanno ascoltati tutti, i dischi?) di Alice Cooper.

FLUSH THE FASHION (1980)

Flush The Fashion è un disco breve, fatto di brani molto essenziali. Ancora non è chiaro se la moda per cui “tirare la catena” sia la novità del momento, il Punk Rock, Post Punk o New Wave che dir si voglia. Fatto sta che il singolo estratto, Clones, ricalca senza pudore gli stilemi di tali generi: drum machine, sintetizzatori e voce filtrata. Per la prima volta molti brani sono scritti da collaboratori esterni alla band: Clones porta infatti la firma di tale David Carron, che morirà pochi anni dopo. Curioso notare che Alice Cooper decise, nel tour 2011-2012, di inserirla nella setlist. Cosa che nel 2017 ha ripetuto con la bellissima Pain, basata su un magnifico giro di pianoforte di Fred Mandel, già con Alice su From The Inside (1978) e più tardi al seguito dei Pink Floyd su The Wall. Il resto del disco scorre via facilmente, tra sberleffi ai cittadini-modello, danni causati dalle aspirine e in generale brani piuttosto minimali ed “agitati”, probabile conseguenza della nuova, segreta dipendenza dell’artista: la cocaina e il crack.

SPECIAL FORCES (1981)

Special Forces porterà Alice a calcare il palco di diversi show televisivi europei ed americani di successo, tra cui il Tomorrow Show di Tom Snyder. La visione di tale partecipazione è caldamente consigliata perchè mostra i veri Jeckyll e Hyde che si agitavano nella testa del nostro: un’esibizione al fulmicotone in grado di spazzare via le giovani promesse del Punk seguita da un’imbarazzante intervista rilasciata da un uomo su di giri, balbettante e distrutto dagli stravizi. Le tematiche del disco risentono della lettura, da parte di Alice, di riviste militari ed il sound è più roccioso rispetto al disco precedente, probabilmente grazie alla chitarra dell’ex Iron Butterfly Mike Pinera. Il tour, durante il quale Alice si ferirà una gamba con un coltello, sarà l’ultimo fino al ritorno sulle scene cinque anni dopo.


ZIPPER CATCHES SKIN (1982)

Zipper Catches Skin vede il ritorno dell’ex “musical director” Dick Wagner alla corte di Cooper. Il sound abbandona perciò l’infatuazione per l’elettronica tipica della New Wave per ritornare ad un Rock piuttosto essenziale, scanzonato e divertente, La bella semi-ballad I Am The Future (scritta da Lalo Schifrin, autore del famoso tema di Mission: Impossible) viene inserita nella colonna sonora del b-movie horror Class Of 1984 e il disco può contare su “voce e urla” di tale Patty Donahue, sfortunata ex cantante delle americane The Waitresses, band New Wave dei primi anni Ottanta. Da notare la splendida Tag, You’re It: qui Alice anticipa le tematiche puramente slasher-horror che lo caratterizzeranno nella seconda metà del decennio, quando sarà coinvolto nei vari Nightmare, Venerdì 13 e film di Carpenter.

DADA (1983)

DaDa Merita un’argomentazione più ampia, anche solo per il fatto che a mio avviso è il capolavoro assoluto di Alice Cooper nonché il disco più importante della mia vita in quanto incipit del progetto The Mugshots. Qui troviamo riunita la “sacra trimurti” da molti auspicata dai tempi di Lace And Whiskey (1977): Alice, Dick Wagner e il produttore Bob Ezrin. Quest’ultimo – notizia esclusiva rivelata per la prima volta su Rockvlto – in realtà non fu coinvolto al 100% nella produzione del disco in quanto impegnato ad intrattenere una ragazza: Dick Wagner, il vero deus ex machina del progetto, non utilizzò esattamente queste parole quando me lo raccontò. Il disco è uno dei pochissimi veri e propri concept album di Alice Cooper: è  un maestoso, oscuro, teatrale o meglio cinematografico affresco raffigurante le psicotiche storie che prendevano vita nella mente del nostro durante gli anni peggiori della sua vita. L’introduttiva DaDa è un inquietante dialogo tra lo psichiatra Bob Ezrin e il paziente Alice Cooper; la toccante Former Lee Warmer maschera, dietro una macabra storia di abusi e cannibalismo, un ironico congedo dalla Warner Bros (Formerly Warner, “non più con la Warner”); Scarlet And Sheba, ispirata da due disinibite cameriere incontrate da Alice e Dick, descrive un’orgia sado-maso con un sound direttamente mutuato dai musical di Broadway; I Love America, oggi più attuale che mai, è un divertentissimo sberleffo nei confronti di tutti i miti dell’americano medio; Fresh Blood è pura musica da serial killer in cerca di vittime e la conclusiva Pass The Gun Around è una commovente confessione: Alice si sta lentamente suicidando con alcool e droghe. Il sipario perciò cala e non si rialzerà per i successivi tre anni.
Alice Cooper è diventato quello che oggi conosciamo anche grazie a questi pochi anni e dischi ispirati – consciamente o meno – dagli incontri ravvicinati che il nostro intratteneva con il Tristo Mietitore. Anni bui che seguono una grande stagione di successi destinata ad estinguersi, sovrastata dai suoni “assordanti” del nascente Punk Rock e dall’evoluzione dell’Hard Rock in Heavy Metal. Ammiro molto Alice Cooper per essere riuscito – soprattutto con l’ultimo disco della serie – a mantenere intatta la propria personalità musicale sincretistica per lanciare il suo disperato grido d’aiuto. L’unico mio cruccio è questo: come sarebbe stato lo show relativo a DaDa? Abusi familiari, cannibalismo, omicidi seriali, incontri con lo psichiatra: riuscite ad immaginare cosa avrebbe potuto prendere vita (morte) su un palco con queste premesse? Ma Alice ha preferito non portare questi demoni in scena, per poi dimenticarsi completamente di queste sue creature straordinarie. Sarà poi vero? O forse NON VUOLE ricordare? Spero di poter ottenere una sua “confessione” un giorno…

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