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Interviste

The Mugshots – Da Alice Cooper alla Black Widow Records, il Theatrical Rock tricolore

di Nicola Vitale

Se c’è qualcuno che raccoglie con passione genuina l’eredità shock rock di Alice Cooper e la teatralità estetica grottesca e cinematografica dei Death SS, questi sono proprio i Mugshots. Forti di una lunga e intricata carriera discografica (costellata da vari demo, EP e split), il gruppo bresciano ha appena pubblicato il nuovo Something Weird sotto l’ala protettrice della storica etichetta genovese Black Widow Records. Steve Sylvester e Freddy Delirio dei Death SS, Enrico Ruggeri e Matt Malley (ex Counting Crowes) sono solo alcuni dei tanti ospiti che impreziosiscono il nuovo album, che rappresenta senza alcun dubbio, per la bontà della produzione e la qualità delle canzoni, il punto più alto mai raggiunto dal gruppo di Mickey E.Vil. L’inarrestabile musicista e cantante si divide fra un’intensa attività giornalistica in radio, sempre dedicata alla divulgazione di musica rock e metal, la composizione di colonne sonore per film horror e, ovviamente, la sua creatura musicale, partorita direttamente dai suoi demoni interiori. Parola a Mickey.

Com’è nata l’avventura dei The Mugshots?

“Nel 2001, terminata la mia esperienza con L’Uomo Involtino e Il Putrido Liquame, decisi di creare una band che potesse sommare le esperienze di Alice Cooper a quelle dei The Stranglers. Negli anni ho integrato molte altre influenze in nome di un sincretismo musicale che potesse dar vita a qualcosa di inaudito non in quanto pionieristico, parlerei piuttosto di un’originalità data dal fatto che non si sente spesso un disco che includa allo stesso tempo influenze punk rock, black metal, progressive rock, doom insieme ad elementi di certe colonne sonore thriller/horror, la mia attività parallela al progetto Mugshots”.

Il trucco sul palco, un’estetica sinistra e tipicamente ‘horror rock italiana’: esiste una filosofia dietro la musica dei The Mugshots?

“Da bambino avevo un’ossessione per La Danza Degli Scheletri della Disney (1929): lo guardavo e lo riguardavo, disegnando cimiteri e scheletri in bianco e nero che finirono sulla scrivania di una grafologa, la quale rassicurò i miei genitori dicendo che ‘i colori li avevo dentro’! Poi arrivò la prima adolescenza in contemporanea allo Zio Tibia Horror Picture Show in televisione e all’amore per l’heavy metal: il dado era tratto! Possiedo circa 200 VHS horror ex-noleggio e, come dicevo prima, compongo colonne sonore per la Creepy Six Films/Brivido Giallo Produzioni, realtà nate a Vancouver grazie al regista e produttore Vince D’Amato, vero e proprio fanatico dei gialli italiani degli anni Settanta. La filosofia dietro la musica dei Mugshots è rappresentata dall’amorevole e ironico rapporto che coltivo e intrattengo con il ‘Tristo Mietitore’ sin da bambino”.

Che ruolo occupa Something Weird nella vostra discografia?

Something Weird rappresenta la summa di tutto quanto fatto in passato. Dubito che riusciremo a superare gli standard di questo album e se mai lo faremo sarà frutto di una grande evoluzione e maturità: per ora mi limito a dire che è il disco-manifesto dei Mugshots ,dato che si tratta di un ‘intero’ che somma la parzialità dei dischi precedenti. Personalmente lo considero il mio testamento, nel caso dovessi raggiungere il mio vecchio amico Mietitore lo farei senza rimpianti, musicalmente parlando!”

Com’è nato?

“È nato nella mia testa durante anni di gestazione e l’ho registrato per intero in versione demo con strumenti emulati. I ragazzi della band hanno contribuito a certi arrangiamenti e Massimo della Black Widow mi ha lanciato qualche sfida stilistica influenzando, positivamente, il risultato finale”.

In che modo i diversi ospiti si sono approcciati alla registrazione e composizione dei brani che gli avete assegnato?

“Ognuno di loro ha dato vita alla parte assegnata con grande professionalità e l’ingrediente segreto, la loro grande passione, ha fatto sì che le canzoni raggiungessero il grado di eccellenza richiesto dal progetto. Enrico Ruggeri ha cambiato le carte in tavola decidendo di cantare in inglese sopra un mio inedito inciso in lingua italiana. Mike Browning dei Nocturnus ha reso un pezzo, dall’iniziale intenzione onirica, piuttosto marziale ed incalzante; sullo stesso brano, Grey Obsession, Matt Malley dei Counting Crows ci ha regalato una emozionante parte di basso fretless e Martin Grice dei Delirium Igp ha ricreato col suo flauto le atmosfere tipiche degli anni Settanta. Il consumato attore Tony Dolan dei Venom Inc. (già carpentiere sulla nave comandata da Russel Crowe in Master And Commander) ha narrato in modo beffardo la fine del genere umano. Manny Merigo degli In.Si.Dia ha esibito il suo tipico marchio di fabbrica: grande tecnica e dipendenza dalla melodia. Freddy Delirio, oltre a produrre magistralmente il disco, si è scatenato in virtuosismi tastieristici degni del miglior Simonetti; Andrea Calzoni degli Psycho Praxis, altro flautista provetto, è preso in prestito da una bolla spazio-temporale in cui i Jethro Tull sono all’ordine del giorno; Ain Soph Aour dei Necromass, con sussurri e grida, ha reso Scream Again davvero diabolica. Infine Steve Sylvester, grande idolo della mia giovinezza: la notte in cui ricevetti il brano con la sua parte registrata non riuscii a dormire più di due ore, che per me è qualcosa di innaturale! Nessuno meglio di lui avrebbe potuto interpretare la disperazione dell’assassino seriale in preda al suo raptus letale!”

Quanto ha influito sul vostro sound in fase di scrittura e di registrazione l’esperienza maturata con Dick Wagner (ex chitarrista di Lou Reed in Berlin e Rock And Roll Animal, Peter Gabriel e Alice Cooper dal 1972 al 1983 nda.)?

“Tanto. Devo essere onesto: Dick prese i miei brani e li arrangiò al punto che Love, Lust And Revenge (secondo album del gruppoè al settanta percento Dick Wagner e al trenta percento Mickey E.Vil, ma era quello che volevo. Quel disco è una sorta di sogno con un inizio e una fine in seguito al quale, una volta desti, si prosegue con la propria vita di tutti i giorni trascinandosi dietro le tracce di quel sogno bellissimo. Ho imparato molto da lui e ho provato a metterlo in pratica durante la composizione e la registrazione di Something Weird, che invece è al cento percento ‘Mickey E.Vil’. Ancora oggi penso a quel modo di lavorare e presto avrete modo di ascoltare un mio arrangiamento di un brano dei Death SS molto influenzato dall’esperienza con Dick Wagner. Uscirà per il quarantennale della band sul relativo tributo della Black Widow Records”.

Esiste un tema che lega i brani? È un concept album?

“Più che di un concept album si tratta di una sorta di allegoria dell’esistenza umana: si inizia con Introitus, gioiosa partenza per un percorso che si chiude con la pacata Ubique e il suo elettrocardiogramma piatto. Nascita, morte e in mezzo di tutto: gioia, tristezza, droghe, amore e odio, il tutto esasperato in maniera teatrale da un mood piuttosto cupo ma anche ironico”.

A cosa si deve la dimensione così teatrale dei vostri show e degli arrangiamenti?

“Alla necessità di dare una veste visiva alla musica, essendo io fissato con artisti come King Diamond, Alice Cooper, Death SS oppure le colonne sonore dei film. Certo, il nostro non è uno show elaborato con attori, effetti speciali e via dicendo, ma credo che un look adeguato, un buon trucco, un’attitudine teatrale e delle belle proiezioni alle spalle della band creino un effetto che il pubblico potrebbe portarsi a casa sotto forma di bel ricordo. Spesso è per quello che le persone si ricordano di noi ma questo non lo vedo come un limite a scapito della musica, anzi!”

Di cosa parlano le canzoni? Da dove viene l’ispirazione?

Introitus è un’introduzione strumentale, rappresenta l’arrivo del circo in città, The Circus, ma non si tratta di uno spettacolo divertente, non per il pubblico per lo meno dato che sarà dato in pasto a dei clown assassini! A questo proposito ricordo che il nome The Mugshots mi venne in mente a New York nel 2001 mentre osservavo una foto segnaletica del vero clown assassino, John Wayne Gacy. Rain parla della disperazione di un uomo che vaga, deluso dalla vita, sotto la pioggia; I Am An Eye è ispirata al romanzo A Scanner Darkly di Philip K. Dick: droga e paranoie; An Embalmer’s Lullaby Part Two è il seguito di un brano comparso sul nostro EP in vinile rosso In Disguise, dedicato al pietrificatore di cadaveri Paolo Gorini. Ophis è uno strumentale che deve il nome alla setta gnostica degli ofiti, adoratori del serpente quale simbolo di conoscenza; Sentymento parla di un amore piuttosto paranoico ed ossessivo; Scream Again parla delle vicissitudini e dei turbamenti di un omicida seriale. Voglio ricordare che all’inizio della nostra carriera ogni canzone parlava di un serial killer realmente vissuto, poi l’argomento è diventato comune tra le massaie e ho cambiato registro per quanto riguardava i testi. Grey Obsession è un nonsense totale, forse il delirio di un assuntore di sostanze stupefacenti; Dusk Patrol narra la fine del genere umano a causa della sovrappopolazione del pianeta; Pain rappresenta il rimorso irrisolto del nostro omicida seriale e infine la strumentale Ubique, ispirata a Ubik, ancora di Phil K. Dick, rappresenta la fine di tutto”.

Siete sotto contratto con la Black Widow Records. È mai intervenuta nella produzione dell’album?

“Per la prima volta, come dicevo prima, mi sono trovato di fronte qualcuno che mi ha lanciato delle vere e proprie sfide a livello compositivo Massimo Gasperini della Black Widow Records mi diceva: ‘fai un pezzo alla Planet Caravan’, ‘aggiungi degli assoli all’inizio di Pain’, ‘Crea un intermezzo Progressive’! Questo ha contribuito a rendere Something Weird ciò che è: un disco completo”.

C’è anche qualche lato negativo a lavorare con una storica etichetta del rock occulto italiano e internazionale?

Nessun lato negativo, è solo un grande onore essere parte della scuderia di un’etichetta che ha insegnato molto nel mondo del rock indipendente in senso lato, e ancora ha molto da insegnare e da offrire!”

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